L’Atrio ed il cortile Merlato del Palazzo Giusti di Verona

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Dal solenne portale d’ingresso si accede al vasto atrio a pianta rettangolare, che si apre con sei arcate in bugnato rustico sul cortile Merlato, coperto da un elegante soffitto a travi squadrate, poggianti su beccatelli di pietra. Dal centro del soffitto pende un grande lampadario esagonale in legno intagliato, opera veneziana della fine del Seicento.

Sulla parete destra vi è un rettangolo affrescato assai guasto, dove si legge malamente un paesaggio settecentesco con rupi; simmetrico ad esso si stende, sulla parete sinistra, un altro riquadro affrescato con una complessa composizione araldica, che presenta, all’interno di una fastosa cornice, lo stemma inquartato dei Giusti del Giardino cimato da un cimiero piumato e, sopra, il motto “in labore requies” (“nella fatica sta la pace”).

A destra, fa mostra un enorme tronco di cipresso, esistente nel Giardino dalla fine del Quattrocento; dirimpetto un grande orcio da olio ottocentesco dell’Impruneta.

Il cortile merlato prospetta la facciata interna del Palazzo, sviluppata su due registri architettonici: quello inferiore, costituito dalle sei arcate conclusive dell’atrio e quello superiore, con sei grandi finestre centinate in tufo, che si aprono al livello del piano nobile in asse con le sottostanti arcate.

Il cortile è delimitato verso settentrione e verso occidente da un muro merlato, sopravvivenza di strutture architettoniche anteriori alla fondazione del Palazzo tardo-cinquecentesco sorto al posto delle preesistenti case Giusti di Santa Mari in Organo.

Quando venne fondato il Giardino-Museo, i due segmenti dell’antico muro di cinta furono conservati e utilizzati a modo di quinte per definire e per collegare nella distinzione degli spazi e delle funzioni, l’area del Palazzo con quella del Giardino.

Sempre secondo criteri di rigorosa simmetria, tra le aperture minori e il varco centrale furono ricavate, parte per parte, due piccole nicchie, chiamate a ospitare, rispettivamente, le statue tufacee di Minerva (a destra) e di Apollo (a sinistra), che accolgono idealmente i visitatori del Giardino.