La famiglia Giusti a Verona

Autore Niccolò Giolfino ( 1476_ 1555) National Gallery Londra

Autore Niccolò Giolfino ( 1476 – 1555) National Gallery Londra

La famiglia Giusti giunse esule a Verona agli inizi del sec. XIV assieme ad altri fuoriusciti toscani di “parte bianca”, che nella città ghibellina di Cangrande della Scala trovarono sicuro rifugio. La famiglia, dotata di cospicuo censo, era iscritta alla potente “Arte della lana”. A Verona, i Giusti aprirono la loro “industria” per la tessitura e la coloritura dei panni sulla riva sinistra dell’Adige, dove già nel Duecento, erano andate insediandosi le prime aziende imprenditoriali cittadine.

Il primo dei Giusti ricordato nelle genealogie fu Gomberto, attivo nell’anno 1358. Nel 1387 è ricordato un Provalo Giusti, nipote di Giusto, ricchissimo cittadino veronese. Caduta la Signoria scaligera e passata Verona e sotto la dominazione veneziana, dopo la breve parentesi viscontea, nel 1408 i Giusti furono ascritti al Nobile Consiglio della città.

Essi appartenevano al primo dei tre gradi in cui erano divise le nobili famiglie cittadine e, pertanto, avevano i pieni diritti per ricoprire ogni carica pubblica locale.

Lelio Giusti, nel 1452, fu creato Cavaliere dall’imperatore Federico III. Nel 1502, i Giusti furono investiti dal Senato Veneto del grado, del titolo e delle prerogative giurisdizionali di Conti di Gazzo. Il titolo comitale venne loro riconosciuto e confermato nell’anno 1600 da Rodolfo II d’Asburgo; successivamente dalla Repubblica Veneta ottennero la facoltà di fregiarsi del titolo onorifico di Condottieri di Gente d’Armi.

La famiglia Giusti aveva numerose proprietà a Verona, frazionate tra i vari rami del casato. Uno di essi risiedeva nella zona dove sarebbero in seguito sorti Palazzo e Giardino, in contrada di Santa Maria in Organo.

Il ramo dei Giusti che storicamente s’impose nella vita della città fu proprio quello di Santa Maria in Organo, che dal Settecento aggiunse al cognome originario il predicato “del Giardino” e che già nel 1709 si fregiava di uno stemma differenziato da quello primitivo.

Figura dominante di questo ramo del casato fu Agostino Giusti, figlio di Pier Francesco e di Francesca Boldieri, protagonista per quasi mezzo secolo, della vita civile e culturale veronese, dal 1566, fino alla morte nei primi giorni di aprile del 1615. Agostino nacque verso il 1546, sposò Alda Malaspina, da cui ebbe due figli, Isabella e Gian Giacomo. Fu Provveditore di Comune rispettivamente negli anni 1598, 1605 e 1614. Nominato Gentiluomo del Granduca di Toscana, Agostino rappresentò Verona nel 1589 tra Cristina di Lorena e Ferdinando de’ Medici. Nel 1598 venne nominato Cavaliere della Repubblica Veneta, con diritto di fregiarsi del collare d’oro, per i servigi resi allo Stato durante il passaggio attraverso il territorio veneto di Margherita d’Austria, regina di Spagna (3-10 novembre 1598).

Nel 1566, Agostino Giusti entrò a far parte dell’Accademia Filarmonica, nata ufficialmente il 23 maggio 1543. Nel 1564, per merito di Agostino Giusti, l’Accademia Filarmonica, che fino ad allora aveva avuto sempre sedi provvisorie e itineranti, prese stanza in casa Giusti a Santa Maria in Organo, dove rimase per circa un ventennio (fino al 4 gennaio 1585).

Durante quegli anni, la casa di Agostino Giusti divenne il punto d’incontro della società colta veronese, che aveva nell’Accademia Filarmonica il più prestigioso riferimento: nel 1581, ad esempio, all’interno del giardino Giusti fu rappresentato, per iniziativa e cura dei Filarmonici, il dramma pastorale “Aminta” di Torquato Tasso. Agostino Giusti, inoltre, sistemò nel Palazzo una scelta galleria di dipinti e di oggetti di antichità, facendone un autentico centro di cultura.

Divenuto unico proprietario delle case dei Giusti di Santa Maria in Organo nel 1587, Agostino diede inizio ai lavori per adeguare la sua dimora e il retrostante spazio fino al crinale della collina alla condizione sociale della famiglia, che da tempo ormai aveva abbandonato l’attività originaria della tintoria per passare al prevalente godimento delle rendite fondiarie legate al feudo di Gazzo.

Fu certamente Agostino a ideare la parte centrale del Palazzo e la strutturazione del Giardino, nel quale egli prese ad inserire epigrafi antiche; all’interno del Palazzo, nel frattempo, egli venne radunando grande quantità dipinti e bronzi di scavo di notevole pregio, dando vita a una raccolta archeologico-artistica qualitativamente seconda alla sola collezione di Mario Bevilacqua. Di quella raccolta e delle meraviglie del Giardino ci informa un’operina di letteratura minore a carattere dialogico, il “Sileno”, autore il medico veronese Francesco Poma, pubblicata in Verona nel 1620.

Agli inizi dell’Ottocento Carlo Giusti ricostituì nel palazzo avito una scelta galleria di quadri e di sculture. In esso nacque visse anche Giulio (1836-1918), valente pittore di vedute, formatosi alla scuola di Francesco Ciardi.

I Giusti del Giardino ebbero la loro Cappella nella chiesa di Santa Maria in Organo; la Cappella, tuttora esistente, è la quinta di destra: essa conserva la pietra sepolcrale di Francesco Giusti e la pala di Francesco Morone (1479-1529), che raffigura la “Vergine in trono tra i Santi Vescovi Martino e Agostino” ed è firmata dall’autore.

Agli inizi dell’Ottocento Carlo Giusti ricostituì nel Palazzo avito una scelta galleria di quadri e di sculture. Vi nacque e visse sino alle nozze con Lucia Cittadella, il nipote Giulio (1836-1918), valente pittore di vedute (due esposte alla Biennale di Venezia), allievo ed amico di Guglielmo Ciardi. La coppia ebbe sette figli, tra i quali Giovanni (1877-1932) che, durante il primo conflitto mondiale fu colonnello in Savoia Cavalleria e nella Brigata Sassari, ferito, prigioniero, medaglia d’argento. Alla fine della guerra fu vice podestà di Verona. Sposo ad Eleonora Albertini, ebbe quattro figli, tutti eredi del suo patrimonio. Due ne rimasero proprietari: Justo (1908-1991), diplomatico di grande talento e ambasciatore d’Italia, e Francesco (1911-1942), morto eroicamente in Tunisia, medaglia d’argento.

La Seconda Guerra Mondiale fu un periodo buio per il Giardino e per il Palazzo. Parti di questo vennero prima occupati dalla Luftwaffe, poi dagli americani, poi ancora dalla sezione provinciale dell’alimentazione e infine da un comitato di patrioti alle dipendenza CNL che, tutti, con la loro incuria provocarono danni gravi all’architettura e alle pitture. Alla fine del 1944 e all’inizio del 1945, tre bombardamenti alleati, distrussero il salone, una parte dell’ala di ponente del Palazzo e danneggiarono gravemente il Giardino, facendone crollare il muro di cinta, dal quale penetravano ladri che abbattevano cipressi secolari per fare legna.

Il riassetto e la ricostruzione furono lunghi, faticosi e dispendiosi. Occorse rifare tetti, travature, intonaci e restaurare affreschi nel Palazzo, e reimpiantare alberi, rifare il labirinto e la cinta muraria nel Giardino, E’ stato però anche il tempo di una maggior apertura del Giardino ad attività culturali e sociali. Vi furono date opere di Shakespeare nel corso delle Estati Veronesi e concerti, mentre il Palazzo riceveva riunioni, conferenze (tra cui l’ECOFIN) e intrattenimenti di vario genere, che ne diffondevano e rinverdivano l’immagine.

La terra entrata in famiglia con Gomberto Giusti nel 1358, trasformata a Palazzo e Giardino da Agostino Giusti a partire dal 1587 e curata con passione dalla medesima famiglia per tanti secoli, è ancora un pezzo prezioso e amato di Verona, che continua ad essere seguito con la stessa attenzione dalle generazioni che sono andate susseguendosi sino ad oggi.