Palazzo Giusti di Verona. Trionfo dell’Aurora di Francesco Lorenzi

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Il Trionfo dell’Aurora fu dipinto tiepolescamente da Francesco Lorenzi (1723-1787), superando con grande abilità lo stesso soggetto che Guido Reni fece per il casino Rospigliosi a Roma. In entrambi i dipinti le tinte sono armoniose e le sfumature delicatissime grazie alle trasparenze dei veli; le Ore che attorniano la Dea hanno carni morbide e vellutate; anche tra il vittorioso sopravvento della luce mattutina sulle tenebre (raffigurate da uccelli notturni) non c’è violenza di colorito.

Nell’Aurora del Lorenzi i cavalli irrompono e squarciano le nubi e la Dea, attorniata dai Geni e dalle Ore, con musicalità annuncia il sopraggiungere del nuovo giorno. Grande importanza meritano anche le pareti di questa Sala dove in otto riquadri il Lorenzi, mantenendo i canoni della scuola tiepolesca, chiarisce ed integra il soggetto svolto con tanta abilità nel soffitto, raffigurando: la Notte; l’Aurora che riceve la fiaccola di Diana; l’Aurora ed il Tempo; l’Aurora che dirada le tenebre. In altri quattro riquadri, lunghi e stretti, a fianco delle grandi specchiere, la fantasia del Lorenzi trova altri motivi che completano il ciclo pittorico del Trionfo dell’Aurora: l’Abbondanza, la Nobiltà, l’Amicizia, la Scienza, il Merito e la Musica.

Nell’autunno del 1822, quando a Verona si diedero convegno sovrani e governanti di tutta Europa per celebrare il Congresso della Santa Alleanza, Palazzo Giusti ospitò Carlo Felice, re di Sardegna.