Il Palazzo Giusti di Verona

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Il Palazzo Giusti di Verona, così come lo si vede oggi, è il risultato di almeno due interventi fondamentali. Dopo il 1587, Agostino realizzò il progetto della costruzione, che comportò l’abbattimento delle preesistenti case; al loro posto venne eretto un grandioso Palazzo con pianta a “L”, che si sviluppa su tre registri: il piano rialzato, il piano nobile, il terzo piano fuori terra destinato alle stanze di servizio. La facciata originaria è incentrata sul solenne portale d’ingresso, ai lati del quale si aprono, finestre in tufo e prive di cornici.

L’elemento di spicco nella facciata è rappresentato dal grandioso portale in pietra, lavorato a bugnato rustico, sormontato da un architrave e da un massiccio cornicione: nella chiave di volta dell’arco è scolpito l’antico stemma dei Giusti, una “testa di giovane biondo al naturale”.

Si ignora il nome dell’architetto che concepì il progetto del palazzo, ma il suo gusto trova sicuro riscontro nell’ambito della “prima scuola” sanmicheliana che, sulle orme del maestro, ha lasciato in Verona numerose e importanti testimonianze architettoniche.

Agli inizi del Settecento, il Palazzo fu ampliato verso Santa Maria in Organo con l’aggiunta di un corpo perfettamente saldato in prosecuzione della facciata originaria e corrispondente alle quattro ultime finestre occidentali dei tre registri.

La facciata originaria era dipinta con motivi architettonici, affrescati, secondo la tradizione, nel 1591 da Orazio Farinati. L’effetto d’insieme risulta severo ed equilibrato, con una spiccata vocazione scenografica, quasi non fosse la conclusione esterna di un Palazzo, ma una grandiosa quinta della delimitazione dello spazio interno sistemato a Giardino.

Non vi è dubbio, infatti, che il progetto architettonico dell’edificio sia stato subordinato a quello del Giardino, nato contemporaneamente all’edifico e da una medesima concezione, fondata su un ricorrente gioco di contrasti tra “naturalia” e “artificialia”.

Agli inizi del Settecento il Palazzo Giusti di Verona risultava diviso in due appartamenti, uno detto nuovo, verso Santa Maria in Organo, l’altro detto vecchio, verso San Nazaro. Nei primi decenni dell’Ottocento Carlo Giusti ricostituì nel palazzo una notevole pinacoteca. Scaloni ornati da statue adducono al piano nobile, dove alcuni ambienti sarebbero stati dipinti a tempera da Ludovico Dorigny (Parigi 1654 – Verona 1742), mentre il salone più celebre fu affrescato dal veronese Francesco Lorenzi (1723-1787), che, seguendo la maniera del Tiepolo, vi raffigurò il “Trionfo dell’Aurora”.